E se fossero i figli ad educare i genitori?

Essere genitori può risultare talvolta molto difficile: la nascita, e successivamente la crescita di un figlio, sono spesso accompagnati da emozioni e vissuti molto diversi, spesso anche contrastanti, che portano i genitori a porsi mille domande sull’adeguatezza del proprio comportamento. Immensa gioia, orgoglio, dedizione, ma anche paura, stanchezza, impotenza sono solo degli esempi delle mille sfumature di colore che può accompagnare un genitore.

È all’interno di tale panorama che ho trovato particolarmente interessante il libro “Manuale ad uso dei bambini che hanno genitori difficili”, che propone un ribaltamento originale e stimolante dello sguardo con cui osservare le difficoltà che inevitabilmente si incontrano nella crescita di un figlio.

L’autrice Jeanne Van den Brouck, pseudonimo dietro il quale si nasconde una psicoanalista parigina, propone con uno stile leggero e spiritoso, che sottende però una profonda acutezza, una serie di situazioni difficili nella relazione genitori-figli, viste con gli occhi dei bambini.

Si tratta di un libro che permette al genitore di ripensare con il sorriso alle situazioni critiche in cui è inciampato nell’educazione del proprio figlio, leggendole con una chiave interpretativa nuova, basata sulla relazione inestricabile tra difficoltà del figlio e difficoltà del genitore.

In tale prospettiva i comportamenti più strani, stravaganti, apparentemente incomprensibili dei bambini, vengono letti come il loro estremo tentativo di far capire qualcosa ai genitori, nella continua opera, considerata la loro principale responsabilità, di educarli.

“Un po’ alla volta, con l’aiuto della sua sensibilità e della conoscenza che ha di se stesso, il bambino porta i genitori ad accettare in primo luogo la sua esistenza, poi la sua personalità, e infine la sua autonomia fisica, intellettuale e affettiva” (pag. 32). Seguendo tale lettura, i bambini vengono presentati come individui dotati di profonda lucidità ed empatia, grazie alle quali riuscirebbero a comprendere i silenzi e le angosce dei genitori, prima di loro.

Attraverso comportamenti anche strani o imprevedibili — letti nel libro come tentativi di comunicazione — i figli possono offrire ai genitori l’occasione di interrogarsi su di sé. Resta inteso che sintomi persistenti o intensi meritano ascolto attento e, se serve, il supporto di un professionista.

Quando si parla di genitorialità, non si può prescindere dal farlo tenendo conto che l’essere genitori chiama in causa, a vari livelli più o meno consapevoli, l’essere stati dei figli e questo può attivare dei cortocircuiti che necessitano di essere disinnescati. La crescita di un figlio diviene quindi un’occasione per il genitore, per rileggere la propria vita, per scoprire nuovi significati di ciò che si è vissuto, per rielaborare nodi cruciali della propria esistenza, rimasti magari sopiti per anni.

Come ricorda il Piccolo Principe: “Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano.”

Lettura consigliata: Jeanne Van den Brouck (1998), Manuale ad uso dei bambini che hanno genitori difficili, Raffaello Cortina Editore

Se stai attraversando un momento di difficoltà, puoi richiedere un colloquio oppure approfondire i percorsi di consulenza, sostegno e psicoterapia.