“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”
Questa frase, tratta da “Il Piccolo Principe” di Antoine Saint-Exupéry, condensa in Sé uno degli aspetti più affascinanti delle relazioni umane, ovvero il loro andare al di là del puramente visibile. Il rapporto speciale tra la volpe e la “Sua” rosa, rispecchia l’importanza fondamentale delle relazioni per l’individuo ed insegna come i legami affettivi e l’intimità emotiva rappresentino il principale fulcro dell’identità di un’individuo.
Ciò che differenzia per ognuno di noi una persona dall’altra è la relazione che costruiamo con quest’ultima dedicandole tempo e attenzioni, impegnandoci nel conoscerla nei suoi punti di forza e nelle sue fragilità. Essere addomesticata per la volpe vuol dire creare un’affiliazione reciproca dove l’uno poi avrà bisogno dell’altro, creare un legame La rosa, che all’inizio era una semplice rosa tra tante rose, diventa la Sua rosa, proprio grazie al tempo e alle cure che la volpe le ha dedicato. Grazie al “prendersi cura” la rosa è divenuta speciale come speciali sono le persone di cui ci prendiamo cura, in virtù del nostro legame con esse.
Le persone di cui ci circondiamo diventano speciali per noi, proprio per il particolare legame che abbiamo con loro, per il tempo che gli dedichiamo per le cure e le attenzioni che rivolgiamo loro
“Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.” La volpe, con queste parole, insegna al Piccolo Principe il valore dell’amicizia, che per lei significa essere addomesticata. Essere addomesticata per la volpe vuol dire creare una relazione, creare un legame, quindi.
Il Piccolo Principe si guadagna la fiducia della volpe andandola a trovare tutti i pomeriggi stabilendo un rito, è proprio il ripetersi di questo modello di interazione che fa sì che il bambino cominci a crearsi della aspettative. Si aspetta proprio che quella determinata persona appaia in quel determinato tempo, ed è il continuo verificarsi di tale rito che assicura che esiste lui, esiste l’altro, esiste la relazione. Il legame di attaccamento che si stabilirà fornirà un modello per le relazioni future e per tale motivo le nostre relazioni risentiranno di quella matrice interattiva densa per noi di significati, come ricorda Holmes nel libro “La teoria dell’attaccamento”:
Una relazione è una fonte di appartenenza, di identità e riconoscimento reciproco per entrambi i partecipanti che, in virtù del rapporto che li lega, condividono determinate attese riguardo a ciò che ognuno può aspettarsi di ricevere e dare all’altro. I legami che gli esseri umani creano diventano infatti pensieri, significanti interni, schemi mentali, in una trasformazione continua dal mondo esterno al mondo interno. Questo permette di conservare la memoria di un particolare legame e consente all’iindividuo di contare sulla disponibilità affettiva dell’altro anche quando non dispone della sua presenza fisica. E tale consapevolezza e fiducia consentono di fruire del tempo dell’attesa.
Sembra che la volpe sappia come si crei un legame di attaccamento sicuro: la madre assicura sempre la sua presenza e il bambino si abitua a questo rito.
La volpe facendosi addomesticare vuol far si che il Piccolo Principe si ricordi di lei anche quando non saranno più insieme, la conoscenza ed il legame con una persona implicano in sé la possibilità che poi si sperimenti la sofferenza, ad esempio quella del distacco, ma varrà la pena soffrire se poi in cambio si guadagnerà “il colore del grano”, cioè un legame affettivo, il calore di un’altra persona che non toglie nulla a ciò che siamo ma ci arricchisce permettendoci anche una maggior conoscenza di noi stessi: I campi di grano non mi ricordano nulla.
E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te.
E amerò il rumore del vento nel grano Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato: questo ad oggi nei legami e nelle relazioni è ciò che più spaventa: la responsabilità del rispetto dell’altro all’interno della relazione e la paura che questa responsabilità limiti la nostra libertà, quando siamo noi in realtà a limitarla a causa delle nostre paure più nascoste.
La nostra vita è intrisa di relazioni, nasciamo, cresciamo e maturiamo all’interno di una relazione. Nei primi anni di vita, il rispecchiamento con una figura di attaccamento, è di fondamentale importanza per la formazione del senso di sé e costituisce la base da cui partire per creare, in futuro, relazioni sane con il mondo esterno.
In questo senso, la madre svolge per il figlio una funzione importantissima, è, infatti, colei che fa da specchio, che permette al bambino di iniziare a riconoscere e regolare le proprie emozioni, permettondogli, poi, di scoprire il proprio sé e di trovare un modo di esistere indipendente da lei. Si tratta di un momento delicato nella vita di tutti noi, è la prima, vera esperienza relazionale, quella che ci permette di costruire le fondamenta della nostra identità.
La relazione si configura, quindi, come bisogno insito nella natura umana, fonte di appartenenza, di identità e riconoscimento reciproco. Si tratta di qualcosa che ci definisce nel profondo. È importante non dimenticare mai l’importanza che riveste nella vita di tutti noi, specie in questi momenti difficili. La relazione è qualcosa che è in grado di far crescere e “far germogliare” e, in quanto tale, ha bisogno di cura, nutrimento e dedizione.
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