Difficoltà di concentrazione, scarso entusiasmo, sentirsi senza obiettivi: sono solo alcuni dei vissuti diffusi oggi tra le persone e che pare siano una delle conseguenze psicologiche a lungo termine della pandemia da covid.
Il languishing non è di per sé una diagnosi clinica: viene descritto come uno stato d’animo particolare, distinto da ciò che comunemente si intende per depressione o burn-out, al quale lo psicologo americano Adam Grant, in un recente articolo comparso sul New York Times, ha dato il nome di “languishing”, che potrebbe essere tradotto in italiano con “languire”.
È uno stato di malessere, caratterizzato da stagnazione, senso di vuoto, mancanza di voglia di fare e di prospettive; si vive come se ci si trascinasse nei giorni, come se si osservasse la propria vita “attraverso un finestrino appannato”. Secondo Adam Grant questa potrebbe essere l’emozione che accompagnerà il 2021.
Il sociologo Corey Keyes aveva coniato il termine “languishing” per indicare uno dei due poli del continuum della salute psicologica, che vede, sul lato opposto, il “flourishing” il fiorire, ovvero uno stato psicologico positivo, una condizione in cui l’individuo esprime le sue potenzialità e vive pienamente la propria vita.
Il languishing si presenta quindi come una condizione che, pur trovandosi ancora all’interno dell’area della salute mentale, può aumentare la vulnerabilità rispetto a forme di disagio più intense, se il malessere resta inascoltato a lungo. Parte della della sua pericolosità risiede nel fatto che è spesso accompagnato da profonda inconsapevolezza: non si riconosce la sofferenza, ci si abitua al malessere, si è indifferenti alla propria indifferenza, non ci si rende conto che ci si sta piano piano spegnendo.
Adam Grant propone però delle soluzioni. Innanzitutto è importante dare un nome a questa condizione, riconoscerla e capire che non siamo gli unici a viverla ma che, al contrario, è qualcosa che in molti stanno sperimentando. Capire che non siamo soli e prendere consapevolezza del nostro malessere è il primo passo per poterlo affrontare, o con le nostre risorse o facendoci aiutare da un esperto. L’altra arma che Adam Grant propone è racchiusa nella parola inglese “flow”.
Lo stato di flow o di flusso è un concetto sviluppato da Mihály Csíkszentmihályi, uno degli psicologi più famosi nell’indagine della psicologia positiva, per indicare quel particolare stato emotivo positivo, che proviamo quando siamo completamente assorbiti da qualcosa, a tal punto da perdere la cognizione del tempo e dello spazio.
È uno stato di abbandono molto piacevole che può essere raggiunto realizzando qualsiasi tipo di attività come ad esempio la pittura, la scrittura, lo sport, a condizione che ci sia una condizione di perfetto equilibrio tra le nostre capacità e le sfide che il compito presenta.
È importante, quindi, che ciascun individuo scopra quali siano le attività che gli permettano di sperimentare lo stato di flow, poiché proprio la magica sensazione di essere trasportati altrove può favorire un recupero di vitalità rispetto al languishing. Ritrovare attività che ci coinvolgono può aiutare a tornare a vivere la propria vita con più presenza, e a lasciarsi ancora meravigliare dai colori, in un mondo che per un po’ di tempo può essere apparso in bianco e nero.
Se stai attraversando un momento di difficoltà, puoi richiedere un colloquio oppure approfondire i percorsi di consulenza, sostegno e psicoterapia.